Sanità. A Voltana arriva la Casa della Salute. Il Sindaco: Una risposta ai bisogni della popolazione

Sabato 15 Dicembre 2018 - Lugo
Una foto della presentazione

Critica la posizione di Gilberto Minguzzi, Portavoce del Gruppo Civico Partecipazione Sociale

La Casa della salute è stata presentata ieri, venerdì 14 dicembre nella sala comunale della casa del popolo di Voltana, nel corso di un'assemblea pubblica molto partecipata. Il nuovo presidio sarà gestito dal Dipartimento delle Cure primarie del Distretto sanitario di Lugo. 

“La salute delle persone è una delle priorità di questa amministrazione - ha dichiarato il sindaco di Lugo Davide Ranalli - Oggi grazie ad una scelta nella programmazione territoriale della sanità fortemente voluta, nasce la casa della salute di Voltana. Abbiamo quindi mantenuto l'impegno di dare una risposta significativa ai bisogni e alle istanze della popolazione”.

La Casa della salute potrà assicurare un unico punto di accesso ai cittadini garantendo continuità dell’assistenza sanitaria attraverso i servizi ambulatoriali di Medicina generale, quelli infermieristici per la gestione integrata della patologia cronica o di assistenza infermieristica. La sede di Voltana costituirà un punto di erogazione dei servizi la cui sede principale è in via di progettazione a Lugo con la quale in futuro si collegherà.

 

“La Casa della salute di Voltana è l’ottava nel distretto di Lugo - ha precisato Marisa Bianchin, direttrice del Distretto sanitario di Lugo - la nona sarà quella di Lugo alla quale Voltana verrà collegata. Il distretto di Ravenna ne ha sei con due in progettazione, quello di Faenza ne ha cinque con una in programmazione. Un ambito quello ravennate che sulla prossimità ha anticipato molto quelli limitrofi di Forlì Cesena e di Rimini. Le patologie croniche rappresentano un fattore importante che coinvolge molti strati della popolazione. Nella nuova struttura i casi di patologia cronica saranno presi in carico attraverso un modo proattivo da medici e infermieri in reciproca sinergia operativa”.

 

All’ambulatorio infermieristico della Casa della salute avranno accesso tutti i cittadini, anche provenienti dai comuni vicini, che necessitano di attività assistenziali infermieristiche. L’accesso avviene sempre attraverso richiesta del medico di medicina generale per gli assistiti che necessitano di prestazioni infermieristiche per le quali è necessario la prescrizione terapeutica farmacologica. Oltre alle attività infermieristiche ambulatoriali erogate secondo il modello di tipo professionale sono da aggiungere le attività che riguardano l’effettuazione dei prelievi.

 

A Voltana non partiamo da zero - osserva Valeria Monti - Grazie alla collaborazione dell'Azienda pubblica di Servizi alla Persona (Asp dei Comuni della Bassa Romagna) e dei nostri medici offriamo un nucleo di cure primarie importante, un servizio infermieristico, un centro polifunzionale per anziani, varie specialistiche private, numerosi servizi sociali, in parte gestiti con il volontariato, il tutto arricchito da una comunità attenta e coesa”.

 

“Le Case della salute sono uno strumento da cui la sanità del territorio non può prescindere, sono presidi accessibili da tutti i cittadini anche al di fuori del comune nel quale il presidio si trova - ha concluso Ranalli - Questo risultato è molto legato alla comunità, una comunità che è stata ascoltata e valorizzata fin dalla fase progettuale, che abbiamo affrontato avendo ben chiaro l’obiettivo di garantire risposte appropriate ai bisogni di tutta la popolazione, attraverso professionisti, metodologie e strumenti all’avanguardia”.

 

Sono inoltre intervenuti il consigliere regionale Mirco Bagnari; Valeria Monti, presidente della Consulta di Voltana-Chiesanuova-Ciribella; Fabio Berveglieri, medico delle Cure primarie del Distretto di Lugo - Ausl della Romagna; Antonella Cerchierini, responsabile infermieristica Cure primarie del Comparto di Ravenna (Ausl della Romagna); Piero Calderoni, referente della Medicina di gruppo di Voltana; i rappresentanti delle Consulte di Belricetto, Giovecca e San Bernardino.

 

 

Il commento sull'argomento di Gilberto Minguzzi, Portavoce del Gruppo Civico Partecipazione Sociale:

 

La delegazione di Voltana ha dedicato grande rilievo alla presentazione della Casa della Salute, recentemente costituita al servizio della frazione e di quelle limitrofe. I relatori hanno illustrato i contenuti del nuovo servizio, soffermandosi sul valore della messa in rete del lavoro degli infermieri degli ambulatori prestazionali, dei medici di medicina generale e degli assistenti sociali alle dipendenze del Comune. Il superamento della solitudine del medico di famiglia consentirà di poter programmare azioni di prevenzione verso le fragilità e le cronicità, segnatamente il diabete, per cominciare, ed in futuro le broncopatie, le cardiopatie ecc. Un programma di tutto rispetto, in linea con le finalità della riforma sanitaria del 1978 che con molta lungimiranza assunse l’obiettivo di impegnare risorse nella prevenzione, nella cura della salute, sopravanzando l’impostazione fino ad allora vigente del ricorso esclusivo all’ospedalizzazione, nel momento in cui patologie trascurate si trasformavano in casi acuti, con tutti costi sociali e gestionali che ne derivavano. Detto questo è stato opportuno l’intervento conclusivo del sindaco Ranalli che ha riportato la discussione su un piano di maggior corrispondenza con i contenuti effettivi del nuovo servizio, evitando di caricarlo di aspettative salvifiche che non potrebbero trovare riscontro.

 

Non è fuori luogo ricordare che, delle 9 case della salute già realizzate nel distretto di Lugo, diverse sono poco più che medicina di gruppo (cioè concentrazione dei medici di medicina generale in un unico ambiente), a cui è stato assegnato il nome promettente di Casa della Salute. Non ci si aspetti un’alternativa al ricorso all’ospedale per acuti e nemmeno un’alternativa al pronto soccorso per le emergenze, che competono a quest’ultimo. Si tratta né più né meno che di dare maggior spazio alla programmazione dell’intervento sulla cronicità. Oltretutto nei servizi territoriali offerti dei medici di medicina generale abbiamo sicuramente dei casi di eccellenza, accanto a livelli anche mediocri. È proprio qui che la messa in rete delle competenze potrebbe generare un accrescimento del livello qualitativo del servizio, ma molto sta nella buona volontà e nella propensione di ciascun medico. Insomma il ruolo dell’ospedale per acuti non viene meno, anzi! Sarebbe di grande importanza estendere la rete dei medici del territorio con i livelli specialistici, anche ai fini di tagliare le liste di attesa per visite specialistiche, che restano un problema grave e tuttora irrisolto, ma questo tema non è all’ordine del giorno.

 

Oltretutto l’accessibilità delle visite specialistiche di livello superiore è funzione del grado di prossimità al territorio delle varie specialistiche e da questo punto di vista non aiuta il fatto che l’Ospedale di Lugo si trovi oggi in una condizione molto critica: non scherziamo su questo tema! Le chirurgie hanno sofferto il fatto che le attività chirurgiche di più elevato livello qualitativo sono state assegnate ai poli ospedalieri di alta specializzazione, sottraendo operatività e visibilità. Su tutto l’Ospedale grava l’insufficiente dotazione di personale medico ed infermieristico, con punte di estrema gravità sul Pronto Soccorso, sulle chirurgie e sulla medicina. La radiologia aspetta di avere il riconoscimento di unità semplice. Insomma l’Ospedale di Lugo è esposto alla minaccia della perdita dei requisiti di Ospedale per acuti e se questo fosse non gioverebbe certo alla qualità dei servizi territoriali, anzi! La coesione sociale, che è stata richiamata da tutti come elemento di accompagnamento indispensabile per un’efficace azione di prevenzione, non è scritta nel DNA dei lughesi.

 

Anche la coesione sociale ha bisogno di essere curata e se lo Stato non fa altro che tagliare, la coesione si sfalda, come dimostra la recente affermazione elettorale della Lega, che ha una visione della coesione sociale tutta sua, appannaggio di gruppi esclusivi, in conflitto col resto del mondo. Da anni l’orientamento dei governi che si sono succeduti è stato quello di privilegiare la sanità privata su quella pubblica, passando attraverso tagli sistematici delle risorse e del personale, ma questo uccide la coesione, perché alimenta guerre tra poveri, che si contendono le briciole delle politiche sociali sopravvissute ai tagli. Non c’è consapevolezza dello stato delle cose effettivo nel campo della sanità pubblica se non si tengono insieme tutti questi elementi che, per ora, sono fonte di gravi preoccupazioni sociali. Per tenere insieme quello che non può essere separato in compartimenti non comunicanti fra loro, occorre un cambio di passo.



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