Femminicidio di Giulia Ballestri. 5.000 firme contro il ritorno di Matteo Cagnoni a Ravenna

Lunedì 10 Dicembre 2018
Un momento del processo che ha portato alla condanna all'ergastolo di Matteo Cagnoni

E mercoledì 12 dicembre la fiaccolata “Né privilegi, né disparità. Per Giulia Ballestri”: le ragioni spiegate da Udi, Linea Rosa, Dalla parte dei minori e Casa delle Donne

Una fiaccolata silenziosa che da Piazzetta Serra (in angolo su Piazza Kennedy) dove si trova il monumento dedicato alle vittime del femminicidio si snoderà per le vie del centro percorrendo nell’ultimo tratto via Port’Aurea fino a fermarsi davanti alla Casa circondariale di Ravenna. Niente cartelli, niente slogan ma solo una frase: “Né privilegi, né disparità. Per Giulia Ballestri” scritta sull’unico striscione che aprirà la manifestazione. Questa mattina conferenza stampa alla Casa delle Donne di Ravenna per illustrare la manifestazione che si svolgerà nella serata di mercoledì 12 dicembre che costituisce una delle azioni messe in campo da Udi, Linea Rosa, Dalla parte dei Minori contro la decisione del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria di trasferire a Ravenna Matteo Cagnoni.

 

Cagnoni che è stato condannato pochi mesi fa in primo grado all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Ballestri. Un incontro con la stampa durante il quale arriva la notizia che sono state superate le 5.000 firme in calce alla petizione che chiede la revoca del trasferimento del dermatologo, in cui le rappresentanti delle tre associazioni (che si sono costituite tutte parte civile al processo di primo grado) e della Casa delle Donne hanno voluto ribadire, come sottolinea Lia Randi dell’Unione Donne Italiane “lo sconcerto e l’indignazione per una palese e ingiustificabile ingiustizia”.

“Abbiamo saputo del trasferimento di Cagnoni il 25 novembre, la giornata internazionale per il contrasto alla violenza contro le donne”, ricorda Lia Randi rimarcando la sconcertante coincidenza. Che, fra l’altro, non è l’unica. Il ritorno di Cagnoni al carcere ravennate avviene il 23 novembre e proprio il 23 novembre, fa notare l’avvocata Monica Miserocchi presidente dell’Associazione dalla parte dei minori, si tiene in mattinata un seminario rivolto agli operatori e ai cittadini sul tema degli orfani dei femminicidi. La decisione, come è stato già ampiamente scritto, induce le tre associazioni a compiere un gesto come lo definisce Lia Randi “politico ma anche tecnico”.

 

Il primo passo è quindi quello che si definisce in linguaggio giuridico “un interpello” indirizzato al DAP e inviato per conoscenza al Garante nazionale delle persone detenute o private della libertà personale, al Ministro della Giustizia, all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e al Dipartimento delle Pari Opportunità a firma delle avvocate Sonia Lama (Udi), Monica Miserocchi (Dalla parte dei minori) e Cristina Magnani per Linea Rosa. “Non condividiamo le ragioni o presunte tali di questo provvedimento - ribadisce l’avvocata Magnani - Non vediamo quali siano le ragioni di diritto”. Viene ribadito il concetto espresso anche all’interno del documento: l’istituto penitenziario di Ravenna prevede la presenza di detenuti in attesa di giudizio o condannati ad una pena inferiore ai 5 anni. Cagnoni è stato condannato in primo grado all’ergastolo e proprio per questo motivo in agosto è stato trasferito da Ravenna al carcere bolognese della Dozza.

A Ravenna poi non vivono né i genitori, né il fratello. Quindi qual è la “ratio giuridica” di questo provvedimento? E se i motivi fossero quelli delle condizioni di salute e della lentezza degli interventi e dei controlli sanitari esperibili alla Dozza, allora gli altri detenuti del carcere bolognese? “L’acutizzazione della patologia e il mancato supporto sanitario sufficiente, indicati a favore del trasferimento – si legge nell’interpello - potrebbero costituire un corridoio preferenziale per il detenuto Cagnoni. Questo a discriminazione della restante popolazione detenuta alla Dozza (per non dire dell’intera popolazione carceraria) e in aperta violazione del principio di tutti i cittadini davanti alla legge”. 

 

È per questo motivo che il documento stilato dalle avvocate delle tre associazioni è stato inviato per conoscenza anche al Garante delle persone detenute. “Oltre a questo aspetto della necessità di un’uguaglianza di trattamento fra tutti i cittadini- detenuti - afferma l’avvocata Sonia Lama - mi preme molto sottolineare che l’iniziativa che abbiamo sollevato non è contro Matteo Cagnoni, ma rispetto al tipo di reato”.

Perché allora viene concesso ad una persona condannata per un delitto così orribile di potere scontare la stessa pena in un carcere dove vivono le vittime della tragedia? “Nessuno si è interrogato e si interroga – recita l’interpello – sulla ricaduta che tale trasferimento ha generato oggi, nella vita e nella crescita dei tre figli della vittima che nella città di Ravenna crescono, vanno a scuola, fanno sport, crescono senza la madre, uccisa dal loro padre (come da dispositivo di sentenza di primo grado)”.

Eppure ricorda l’avvocata Miserocchi la convenzione di Istanbul recepita anche dall’Italia prevede che siano tutelate in primo luogo le vittime.

La fiaccolata partirà mercoledì 12 dicembre alle 18.45 da piazzetta Paolo Serra. Qui verranno letti il testo dell’ultima Ombra di un processo della scrittrice-giornalista Carla Baroncelli che ha accompagnato tutte le udienze del processo di primo grado con le sue riflessioni e il testo dell’interpello. Poi il corteo si muoverà in direzione di piazza Kennedy per procedere per via Rasponi, piazza XX Settembre, Piazza del Popolo, via IV Novembre, Piazza Costa, via Cavour, via Pasolini, via D’Azeglio, via Garatoni, piazza Duomo terminare in via Port’Aurea davanti al carcere.

 

A cura di Ro. Em.



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