Caso Poggiali. Depositate le motivazioni della sentenza, per la Cassazione bastano le prove raccolte

Giovedì 6 Dicembre 2018 - Lugo
Daniela Poggiali in uno scatto durante il processo

Torna a Bologna il processo all'ex infermiera Daniela Poggiali, accusata della morte della 78enne Rosa Calderoni avvenuta nel 2014, mentre l'anziana paziente si trovava ricoverata all'ospedale Umberto I di Lugo. Per questo caso, la Poggiali era già stata condannata in primo grado all'ergastolo, mentre il processo di appello aveva poi ribaltato la decisione, portando alla sua scarcerazione. La Corte Suprema il 20 luglio 2018 ha infine stabilito che quell'Appello andava rifatto e ora sono state depositate le motivazioni di quest'ultima sentenza.

Secondo la Cassazione non era necessaria una nuova perizia, quanto piuttosto il dare peso alle singole prove già raccolte, che avevano dato esito di colpevolezza nel primo processo, così riportano il Corriere Romagna e Il Resto del Carlino Ravenna in edicola oggi.

L'attenzione della Corte di Cassazione si è focalizzata  sul deflussore della flebo utilizzato per somministrare la terapia alla Calderoni: all'interno vi sarebbe effettivamente stato del cloruro di potassio mentre la cura prescritta per la paziente non ne prevedeva la presenza. Questo deflussore, secondo i giudici di Cassazione, sarebbe rimasto "nella disponibilità della Poggiali per un tempo comunque significativo" e, secondo le prove raccolte , sarebbe stato inserito in un ago cannula pulita, senza tracce di potassio ma con residui ematici appartenenti ad un altro paziente di sesso maschile. Forse per depistare le indagini interne?

Altra prova da rivalutare sarebbe quella relativa al campione ematico prelevato poco prima del decesso alla Calderoni e "rimasto nella disponibilità della Poggiali per un tempo assolutamente ingiustificato, con il ritardato invio del campione in laboratorio, avvenuto dopo oltre mezz'ora nonostante l'indicazione di urgenza".

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