San Grugnone, i carri e il corteo del Re Pangiagleba tornano a Conselice

Sabato 10 Marzo 2018
Il carnevale a Conselice, foto di repertorio

Lunedì 2 aprile sarà recuperato l’appuntamento rinviato per maltempo

Lunedì 2 aprile il Carnevale di San Grugnone torna a Conselice. L’evento, uno dei più antichi e originali carnevali della Romagna, viene così recuperato dopo l’annullamento delle settimane scorse per il maltempo. Dalle 15 il centro cittadino sarà animato dalla sfilata dei carri con il corteo, aperto dal re Pangiagleba con le regine. Per le vie di Conselice sfileranno carri provenienti anche dalle città vicine e numerosi gruppi mascherati. Per ulteriori informazioni, contattare il Comitato San Grugnone al numero 335 476975.

 

La storia del reame del Boysteland

 

Il Carnevale di San Grugnone, più o meno nella forma attuale, comincia a celebrarsi a Conselice a partire dal 1920, dopo un esordio estemporaneo l’anno precedente. Da subito nasce lo Stato del Boysteland con tanto di re, il Pangiagleba, i ministri come il Causidico Racia, i nobili, i generali e i sottosegretari, con nomi che provenivano dai nomignoli di allora e di cui ancora oggi ve n’è traccia. Originariamente il carnevale conselicese iniziava alle 13 del primo giorno di Quaresima, quando il re coi suoi ministri, cortigiani e uno stuolo di popolani prendevano le mosse per una visita alle colonie, le frazioni di Conselice.

 

Si conta che fossero già oltre una cinquantina a formare una carovana costituita da qualche biroccio, un paio di calessi e diverse persone che seguivano in bicicletta e a piedi. Erano del tutto assenti i carri allegorici e il Gruppo principale si manteneva con una divisa e un cappello a larga tesa che ricordavano quelli delle giubbe rosse canadesi. La carovana del Regno del Boystenland, accompagnata da un’orchestrina di sette, otto elementi denominata Concertino dal Pèp Róti, abbandonava la piazza di Conselice da via Cavallotti e proseguiva alla volta di San Patrizio, lungo la via Selice vecchia; poi dopo le prime tappe, i banchetti di vino e di dolciumi offerti dai generosi “sudditi”, proseguiva lungo il canale dei Molini, intercettando via Merlo.

 

A quel punto si lasciava alle spalle i paesi per immergersi nella campagna, in una sorta di perle di una collana fatta dai banchetti dei contadini che facevano a gara nel gioco dell’ospitalità. Ad ogni tavola imbandita ci si inumidiva la bocca di buon vino e si lasciava un motto, una citazione, una battuta salace o una invettiva a seconda di come girava in quel momento la storia. E il ritorno da Borgo Serraglio, Chiesanuova si faceva leggero per come si era carichi di vino e sgombri di pensieri.



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