Processo Cagnoni. Tutte le tracce di sangue di Giulia portano all'imputato. E torna la signora Ricci

Sabato 10 Marzo 2018

Il 23 marzo toccherà all’imputato Matteo Cagnoni raccontare la sua versione dei fatti

È ripreso ieri mattina - venerdì 9 marzo - nell’aula di Corte d’Assise del Tribunale di Ravenna il processo al dermatologo Matteo Cagnoni, accusato di aver ucciso la moglie Giulia Ballestri. Se buona parte dell’udienza è stata dedicata ad una serie di importanti testimonianze tese a confermare il teorema della Pubblica Accusa, la giornata ha fatto registrare anche un evento inatteso. Iniziamo proprio da questo piccolo colpo di scena che riporterà sul banco dei testimoni Adriana Ricci nella prossima udienza, già fissata per venerdì 16 marzo alle 9,15. Ma chi è la signora Ricci? 

 

VANNA E ADRIANA

Facciamo qualche passo indietro, fino alla settima udienza del processo, quella dedicata alle intercettazioni telefoniche. Una telefonata in particolare fra la madre dell’imputato, Vanna Costa e la signora Ricci inchioda l’attenzione del pubblico. Le due donne parlano della tragedia che ha sconvolto due famiglie.

“Matteo - confida Vanna Costa - a modo suo sta bene. I bambini gli mancano”. Poi l’affermazione choc: “Matteo l’ha fatta grossa, ma ha vissuto un trauma così grosso per la distruzione della sua famiglia che non ci ha visto più”. Cinque udienze dopo, il 2 febbraio, Adriana Ricci viene chiamata in aula a rendere la sua testimonianza. C’è molta aspettativa fra il pubblico che affolla l’aula per quello che dirà, ma a sorpresa, la signora nega tutto. Incalzata dalle domande della PM Cristina D’Aniello, sostiene di non aver mai parlato con il professor Cagnoni e la moglie Vanna dell’omicidio di Giulia. Quando le viene fatta ascoltare la telefonata incriminata, afferma fra lo stupore generale e il mormorio del pubblico, che la voce non le sembra neppure la sua. Il Presidente della Corte Corrado Schiaretti, spazientito, le ricorda che un testimone che dichiara il falso rischia la reclusione dai 2 ai 6 anni e visto che la signora non sembra particolarmente intimorita, annuncia che la Corte si riserva di decidere il da farsi. La PM però, evidentemente, decide di iscrivere autonomamente Adriana Ricci nel registro degli indagati.

 

E torniamo allora all’udienza di oggi. La PM informa la Corte che c’è un documento nuovo che chiederà di acquisire agli atti: si tratta di un’annotazione di Polizia Giudiziaria alla quale si è rivolto, a metà dello scorso febbraio, il difensore della signora Ricci. Quest’ultimo dice alla Procura che la sua assistita è stata contattata telefonicamente dalla signora Costa che le avrebbe assicurato, all’occorrenza, la disponibilità a metterle a disposizione i propri avvocati. “La Procura – afferma la PM Cristina D’Aniello – ha interesse a sentire la signora in questo processo”. Dello stesso parere il Presidente della Corte, Corrado Schiaretti. La signora Ricci, insomma, questa volta sarebbe intenzionata a collaborare: venerdì 16 marzo, data fissata per la prossima udienza, avremo modo di scoprirlo.

 

IL SANGUE DI GIULIA

Come si diceva, buona parte dell’udienza di ieri è stata dedicata ad una serie di testimonianze che non hanno rivelato nulla di cui non si fosse già detto e scritto, ma puntualizzato le prove raccolte dalla Pubblica Accusa. La dottoressa Alessandra De Rosa, dirigente dell’Ufficio di Genetica della Polizia Scientifica di Roma nonché consulente della PM, è entrata nello specifico dei diversi sopralluoghi tecnici effettuati sia nella casa abbandonata di via Padre Genocchi, che nella villa dei genitori di Matteo Cagnoni, a Firenze. Sopralluoghi effettuati anche con l’utilizzo del luminol alla ricerca di tracce di sangue invisibili ad occhio nudo. Le tracce ematiche trovate nella villa teatro del delitto, sono del sangue di Giulia, a partire dalle impronte insanguinate dei palmi delle mani di Cagnoni, sul frigorifero e sullo spigolo del muro. Sangue della vittima sulle poltroncine del ballatoio, sui cuscini di queste poltroncine sequestrati dagli investigatori nel garage della villa di Firenze.

Sangue di Giulia sul bastone utilizzato presumibilmente nella prima fase dell’aggressione e dalla parte opposta dello stesso pezzo di legno il dna compatibile con quello della famiglia Cagnoni. Ed ancora: sangue compatibile con quello di Giulia sui jeans dell’imputato sequestrati nella villa dei genitori, nel frammento di legno contenuto nelle tasche degli stessi jeans, sul vetro della torcia trovata sotto il sedile del guidatore dell’auto dell’imputato, sulla maniglia del portabagagli della stessa auto, sulle Timberland sequestrate dagli investigatori sempre nella casa di Firenze dei genitori di Matteo Cagnoni.

 

C’è però un interrogativo al quale i rilievi dei tecnici non sono riusciti a dare una risposta: a chi appartiene il dna maschile trovato sotto le unghie di Giulia Ballestri di cui si è tanto parlato? Di certo non è di Matteo Cagnoni e neppure di Stefano Bezzi, l’uomo con il quale Giulia avrebbe voluto rifarsi una vita, conferma la consulente. “Le mani – spiega la dottoressa De Rosa – sono il nostro ponte verso l’esterno, le più esposte al contatto con le altre persone”. La PM ricorda che la mattina del giorno in cui fu uccisa, Giulia accompagnò i bambini a scuola insieme al marito, sicuramente li salutò in modo affettuoso.

“Dopo una carezza, un grattino – dice la PM ricordando il modo con cui in Romagna si definisce questo gesto di grande tenerezza – potrebbe essere rimasto del materiale sotto le unghie?” “Sì, è una possibilità”, ammette la consulente.

 

 

VIDEO E RICOSTRUZIONI

Tocca poi al Vicecommissario Filippo Motta della Scientifica di Roma parlare dell’analisi del traffico telefonico, mentre l’ispettore della Polizia scientifica sempre di Roma, Fabrizio Di Genova relaziona sullo studio effettuato sui video delle varie telecamere di sorveglianza che sono stati già mostrati in udienza. In particolare l’interesse si concentra sulla borsa bianca che Giulia indossava il 16 settembre 2016, mentre fa colazione con il marito, come si vede nel video delle telecamere di sorveglianza della pasticceria Le Plaisir. Una borsa di forma trapezoidale, con una catenella. Viene fatto uno studio di comparazione fra questo video e quello che ritrae Cagnoni entrare nella casa dei genitori di Firenze con un oggetto bianco, che sembra tenere in mano appunto da una bretella, un oggetto di forma trapezoidale, che ondeggia. Della borsa bianca della vittima, che non è mai stata trovata, si parla anche nel corso della testimonianza dell’Ispettore superiore della Scientifica di Roma Giuseppe Feliciani che introduce la novità tecnologica di questo processo: un filmato multimediale che rappresenta tutti gli eventi a partire dal giorno prima del delitto quando l’auto di Cagnoni viene immortalata dalle telecamere del Comune di Ravenna e della Guardia di Finanza nei pressi di via Padre Genocchi, che ricostruisce gli spostamenti dei protagonisti della storia in via ipotetica integrandoli con i dati oggettivi ricavati dai vari filmati delle varie telecamere di sorveglianza e dal traffico telefonico.

 

Ma soprattutto, l’utilizzo in questo supporto multimediale di filtri particolari, consente di notare meglio certi particolari. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Giovanni Trombini, cerca di opporsi alla proiezione del materiale, ma la Corte decide diversamente. Sullo schermo allestito nell’aula di Corte d’Assise, tornano le immagini della borsa bianca ma anche di un indumento di colore simile a quello della giacca indossata dall’imputato durante l’ultima colazione insieme alla moglie in pasticceria, che Cagnoni appunto, mette in un sacco di plastica durante le operazioni di scarico e carico del baule dell’auto già visionate in una delle udienze passate. Terminato l’esame degli ultimi testi, la PM conferma la sua rinuncia ai suoi testimoni che resterebbero ancora da sentire: se si aggiungono a quelli già annunciati, sono in tutto un’ottantina. Alla fine si decide che nell’udienza del 16 marzo, oltre alla già citata Adriana Ricci, saranno sentiti Nicola Rapponi e due consulenti della parte civile dei familiari di Giulia Ballestri tutelati dall’avvocato Giovanni Scudellari: il dottor Nannini, medico legale e il dottor Musio, consulente per le impronte. Il 23 marzo invece toccherà all’imputato Matteo Cagnoni raccontare la sua versione dei fatti.

 

A cura di Ro. Em.



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