Da dove arriva il cibo? Al via in Emilia Romagna la mobilitazione contro i “falsi” a tavola

Giovedì 22 Febbraio 2018

Coldiretti Emilia Romagna annuncia che la raccolta delle firme nella nostra regione penderà il via nei prossimi giorni e si svolgerà fino alla fine di aprile

Al via in Emilia Romagna la raccolta firme contro l’inganno del cibo “fake” nella spesa, mobilitazione popolare lanciata in tutta Italia da Coldiretti e Campagna Amica per chiedere al Parlamento Europeo che i consumatori abbiano la possibilità di conoscere da dove arriva il cibo che portano in tavola e fermare il cibo falso (#stopcibofalso), proteggere la salute, tutelare l’economia e fermare le speculazioni e difendere l’agricoltura italiana. 

Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna annunciando che la raccolta delle firme nella nostra regione penderà il via nei prossimi giorni e si svolgerà fino alla fine di aprile.

I PRIMI APPUNTAMENTI

I primi appuntamenti sono per domani, venerdì 23 febbraio nel mercato di Campagna Amica di Fidenza (in Piazza Grandi) e a Medolla presso la Bottega Italiana Vivai Morselli; la raccolta firme proseguirà poi sabato 24 febbraio a Parma (Bottega Italiana La Cantina della Carne in via Bixio 41) e nei mercati di Campagna Amica di Bologna (centro commerciale Navile, via Colombo 7), Lugo (piazza Garibaldi 25) e Faenza (via Mazzini 154); domenica 25 sarà la volta del mercato di Campagna Amica di Modena (Largo San Francesco) e nelle settimane successive nei mercati di Campagna Amica di tutta la regione.

A rischio “fake” nel carrello della spesa – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – c’è un prodotto alimentare su quattro che non riporta obbligatoriamente l’origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini. Nonostante i passi in avanti, infatti, permangono ancora ampie zone d’ombra e ogni giorno rischiano di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e origine incerta che mettono a rischio la salute. Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all’estero senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine. È un problema che riguarda in realtà tutti i salumi e anche la frutta trasformata in generale (dalle confetture alle conserve), l’insalata in busta, il pane o i funghi conservati che spesso arrivano dalla Cina, paese ai vertici mondiali per gli allarmi alimentari. La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo viene svolta da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers’ market d’Italia e on line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.it.

L’indicazione di origine – sottolinea Coldiretti Bologna – permette di contrastare quelle imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all’economia dell’Italia, consente di prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia, rafforza la lotta alle agromafie e la difesa contro le grandi multinazionali del cibo che hanno interesse ad occultare l’origine delle materie prime. L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica di Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme per la legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. L’Italia, sotto il pressing della Coldiretti, il 13 febbraio 2018 ha fatto scattare l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire dal 1° gennaio 2008, vige l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

A livello comunitario – conclude la Coldirettiil percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto.



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