Giovanni Paglia e la Commissione sulle banche: ecco cosa abbiamo fatto e come sono divise le colpe

Martedì 19 Dicembre 2017
Giovanni Paglia (Foto Il Sole 24 Ore)

Giovanni Paglia deputato ravennate di Sinistra Italiana - ora in Liberi e Uguali - fa parte della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche che sta tenendo banco in questi giorni e sulla graticola in particolare il PD. Ormai le audizioni sono agli sgoccioli; oggi, martedì 19 dicembre, era di turno Ignazio Visco Governatore della Banca d'Italia. Venerdì è prevista la fine dei lavori parlamentari e quindi anche della stessa commissione. Poi si andrà dritti dritti alle elezioni.

 

L'INTERVISTA

On. Paglia, che cosa è venuto fuori finora dai lavori di questa Commissione parlamentare e che idea si è fatto della crisi bancaria?

“Dal punto di vista sostanziale e fattuale non sta emergendo nulla che non fosse già noto agli specialisti della materia. Però la Commissione ha consentito a molti non addetti ai lavori - e anche a molti parlamentari - di acquisire informazioni importanti che prima non erano di larga diffusione. Quindi dal punto di vista della circolazione delle informazioni è stato fatto un buon lavoro, mentre dal punto di vista dell’emersione di fatti nuovi c’è ben poco.”

Gli addetti ai lavori quelle cose le sapevano già tutte o quasi, in buona sostanza. Proprio nulla di nuovo?

“Direi di sì. Poi ci sono alcune cose di cui nemmeno gli specialisti erano a conoscenza, e sono quelle in definitiva secretate. I verbali segreti di Banca d’Italia, per intenderci, restano segreti e non si possono leggere, che lo si voglia o no.”

Sulla crisi delle banche - Etruria, Ferrara, Marche, Chieti, Vicenza, Veneto e Monte Paschi Siena - che cosa si può dire in soldoni, che ci sono responsabilità da dividere in parti uguali fra politica governativa, Consob e Banca d’Italia? Tutti sono in difetto? O non è così?

“No. Io non direi che dai lavori della Commissione emerga questo. Non si possono dividere le responsabilità semplicisticamente un terzo a questo, un terzo a quello e un terzo all’altro. Non è così.”

Allora com’è? Perché da fuori sembra che tutti gettino fango addosso a tutti. E il fango poi resta attaccato a tutti quanti…

“Da fuori si vede questo: da una parte c’è il PD che prova a scaricare tutte le colpe su Banca d’Italia per togliersi dalle spalle le proprie responsabilità, mentre le opposizioni cercano di fare emergere le contraddizioni e le colpe del PD che ha governato in tutti questi anni. Il gioco politico è questo ed è molto chiaro.”

Quindi, al di là del gioco politico, per lei come stanno le cose?

“Io direi che le responsabilità dei governi PD sono chiare e nette. Non hanno creato loro le crisi bancarie, è chiaro, se le sono ritrovate fra i piedi. Ma le hanno gestite molto male. E quello che se ne è occupato più a lungo e ha gestito peggio questa partita direi che è proprio Matteo Renzi. La colpa più grande che ricade sui nostri governi degli ultimi anni è di essere stati molto deboli con l’Europa, con la Commissione Europea, che ha penalizzato l'Italia in modo evidente e pesante.”

Mentre l’Europa ha consentito a Germania e Francia di salvare le loro banche, a noi ha giocato un brutto scherzo, a noi hanno detto no. È così?

“In una prima fase la Commissione Europea ha consentito l’utilizzo dei fondi pubblici per salvare le banche in sofferenza e ha permesso a gran parte degli Stati Europei di risolvere per quella via la crisi delle loro banche, con esborso di quote enormi di denaro pubblico. Nel caso tedesco parliamo per esempio di oltre 100 miliardi di euro, se non ricordo male.”

A noi invece non l’hanno consentito?

“No. Perché l’Italia è arrivata dopo, troppo tardi. La Commissione Europea ha detto, tutti hanno sistemato le loro banche e ora cambiamo le regole. Peccato che noi non l’avevamo ancora fatto. E non siamo riusciti a convincere l’Europa. Poi sono state cambiate le regole con il bail-in e non sono state recepite le richieste italiane. Poi ci hanno impedito di usare soldi del fondo interbancario con i quali avremmo salvato le banche in questione. Insomma, tutta una serie di decisioni politiche della Commissione Europea che ci hanno penalizzato e dunque la colpa è anche del nostro governo che non ha fatto sentire le nostre ragioni a Bruxelles. Nel migliore dei casi le responsabilità politiche vanno quindi divise al 50% fra governi italiani a guida PD e Commissione Europea. Se non c’erano queste scelte non avremmo avuto la crisi che abbiamo avuto.”

Dunque la responsabilità principale è della politica?

“Certo. In mezzo a questo c’erano persone come Renzi e la Boschi, poi, che sembravano più interessate a salvare Banca Etruria piuttosto che interessate al destino del sistema bancario italiano. Hanno mostrato tutta la loro inadeguatezza, a mio parere, nella gestione di questa parita.”

Veniamo al ruolo di Consob.

“Il ruolo di Consob è quello di tutelare risparmiatori e investitori ma nei prospetti che certe banche facevano firmare agli investitori e ai risparmiatori ci vedo una chiara responsabilità di Consob: non ha vigilato, ha consentito che questi prospetti poco chiari e rischiosi circolassero. Non hanno fatto il loro dovere. Non hanno tutelato dai rischi.”

I risparmiatori sono stati praticamente truffati.

“La Consob non truffa nessuno. Ma non ha consentito che i rischi fossero adeguatamente comunicati e messi in evidenza. Ecco. Poi non l’ho detto prima, ma la responsabilità maggiore nella crisi delle banche resta sempre quella degli amministratori delle banche in questione, in certi casi incapaci e in altri casi con comportamenti ai limiti dell’associazione criminale. I primi responsabili sono quelli che la banca la gestiscono male e la fanno fallire. Questo deve essere chiaro. Poi ci sono tutte le altre responsabilità.”

Veniamo alla Banca d’Italia.

“Io la Banca d’Italia la metterei all’ultimo posto delle responsabilità. Almeno la Banca d’Italia ha un alibi: dice, ho agito in una condizione oggettivamente che si stava deteriorando a vista d’occhio e senza precedenti nella storia recente d’Italia. Nemmeno la Banca d’Italia ha fatto tutto quello che poteva, ma ha più attenuanti di altri. Io la penso così.”

Che cosa emerge dai lavori della Commissione? La crisi delle banche è superata oppure no?

“Tutte le banche sono state investite dalla crisi e hanno avuto bilanci appesantiti. Chi più chi meno. Le banche gestite meglio e nei territori più ricchi hanno reagito meglio alla crisi. Quelle gestite peggio e in alcuni territori più in difficoltà hanno reagito peggio e alcune sono fallite. Oggi la crisi economica non è più nella sua fase acuta e gli amministratori peggiori sono stati allontanati. Quindi le banche che restano dovrebbero essere fuori dall’occhio dal ciclone. E in una fase di moderato rilancio possono recuperare le sofferenze. Ma se dovesse tornare una crisi globale che investe il sistema, sarebbero guai per tutti.”

Rumors?

“No, non ci sono rumors di altre banche in crisi. Non che sappia io.”

Questa commissione parlamentare è partita con un piglio strano: sembrava fosse un’arma in mano al PD per attaccare la Banca d'Italia e la Consob, ovvero per addossare alle autorità di vigilanza la crisi delle banche. Quasi un regolamento di conti. Ora sulla graticola c’è finito invece proprio il PD e, soprattutto, il ministro Boschi. Una manovra improvvida o un vero e proprio boomerang, non trova?

“Totalmente. La commissione andava fatta un anno e mezzo fa, quando l’abbiamo chiesta in molti. Per la semplice ragione che avremmo lavorato con più calma e lontano dalle interferenze e dalle strumentalizzazioni di una campagna elettorale imminente. Invece è stata voluta a ridosso della campagna elettorale, stiamo facendo le corse e abbiamo lavorato come dei pazzi per concludere i lavori, ma lasciando indietro anche delle cose. Inoltre, ovviamente, non siamo riusciti a tenerla al riparo dalla campagna elettorale. Se il PD fosse ancora un partito connesso con la politica, sarebbe stato il primo ad avere interesse a condurre in questa maniera le cose. Invece, per ragioni che non capisco, hanno aperto una guerra contro Banca d’Italia senza avere nulla in mano, ma avendo per di più parecchi scheletri nell’armadio, come si evidenzia dai contatti impropri della Boschi o di Renzi.”

Ma loro dicono che è lecito e giusto interessarsi a queste cose e che non hanno fatto pressioni…

“Certo che non hanno fatto pressioni. Ci mancherebbe! A quel livello non c’è bisogno delle pressioni, basta parlare di una cosa e chi deve capire, capisce.”

 

A cura di P. G. C. 



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