Processo Cagnoni. Lo psicologo di Giulia: "Per l'imputato perdere immagine era un fatto drammatico"

Sabato 2 Dicembre 2017

Nel corso della settima udienza sentiti diversi testimoni. Si riprende fra due settimane, venerdì 15 dicembre. Fra le persone chiamate a testimoniare la mamma della vittima e anche la sua "tata"

Matteo Cagnoni che “l’ha fatta grossa”, che ha vissuto un trauma tale “per la distruzione della sua famiglia che non ci ha visto più”. Matteo Cagnoni che si trascina dall’infanzia un bagaglio di insicurezze, che nell’età adulta si trasformano in un bisogno di affermazione, un desiderio forte di comparire, in una forma narcisistica della personalità. Per lui dice lo psicologo Giovanni Tadolini “la perdita dell’immagine era un fatto drammatico”. E ancora: Matteo Cagnoni che vive situazioni di “depersonalizzazione momentanea”, quasi fosse un osservatore esterno rispetto al proprio corpo o ai propri pensieri, sentimenti, sensazioni, azioni.

 

Sono stati due i momenti importanti della settima udienza del processo al dermatologo ravennate accusato di avere ucciso la moglie Giulia Ballestri che si è svolta ieri - venerdì 1° dicembre - nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Ravenna: l’ascolto di alcune intercettazioni telefoniche effettuate fra il 19 settembre e il 22 ottobre 2016 quando l’imputato era già in carcere e la testimonianza appunto dello psicologo Giovanni Tadolini, più volte tirato in ballo nel corso delle udienze precedenti come il professionista al quale Giulia Ballestri si era rivolta su “consiglio” del marito.

Fra l’uno e l’altro la deposizioni di altri testimoni: un’amica di Giulia, la segretaria dello studio del dottor Cagnoni, un’amica dell’imputato, la postina che, il 16 settembre del 2016, giorno dell’omicidio di Giulia, fece firmare a Matteo Cagnoni per il ricevimento di tre raccomandate, il titolare e il dipendente dell’agenzia investigativa di Forlì al quale diede l’incarico di pedinare la moglie, la donna di servizio di nazionalità filippina.

 

LE INTERCETTAZIONI

Il primo a sedere sul banco dei testimoni è il dottor Giuseppe Capezzera, il tecnico incaricato della trascrizione delle conversazioni telefoniche intercettate degli investigatori. Il Pubblico Ministero Cristina D’Aniello chiede subito l’ascolto delle conversazioni trascritte relative all’utenza fissa della casa di Firenze dei genitori di Matteo Cagnoni e al cellulare del padre Mario. Si torna più volte su alcuni punti che appaiono di non facile comprensione.

A una donna, che si intuisce è qualcosa più di un’amica, in una telefonata del 4 ottobre 2016, Mario Cagnoni - il padre - confida i suoi sentimenti dopo una visita al figlio al carcere: “È tranquillo, dice che sta bene”. L’interlocutrice risponde: “Non capisco questo ragazzo”. “Anch’io faccio fatica” replica il padre di Matteo. 

Ma la telefonata che inchioda l’attenzione del pubblico è quella della madre, Vanna Costa, ad un’amica di famiglia. “Matteo - confida - a modo suo sta bene. I bambini gli mancano”. Poi l’affermazione choc: “L’ha fatta grossa, ma ha vissuto un trauma così grosso per la distruzione della sua famiglia che non ci ha visto più”.

 

GIULIA ERA PEDINATA

La seconda testimone chiamata in aula è Claudia Rotundo, amica di Giulia. Lei e la vittima, racconta rispondendo alle domande del PM, si sono conosciute sulla spiaggia di Marina Romea, sei, sette anni fa e subito, ricorda, “siamo entrate in sintonia”. Nella primavera del 2016, Giulia comincia a raccontarle che ha problemi con il marito. “Una sera venne a casa nostra a cena e ci confidò che non ce la faceva più, che si voleva separare. Diceva che lui la seguiva dappertutto e che anche quando lei si recava in bagno dopo un po’ andava a cercarla. Ci siamo incontrate a metà giugno a Marina Romea, è arrivata a bordo di una macchina verde, mi disse che pensava che le avessero messo un dispositivo nell’auto, si sentiva pedinata e controllata”.

Fatto quest’ultimo confermato sia dal titolare dell’agenzia investigativa incaricata da Cagnoni, Stefano Cimatti, che dal suo dipendente, Robert Brocchi, che vengono sentiti nella prima parte del pomeriggio. Ma secondo la testimonianza di Claudia Rotundo, Matteo Cagnoni aveva registrato anche delle conversazioni con la moglie. Una volta, dice l’amica, Giulia se ne accorse e riuscì a cancellare tutto. Anche questo particolare viene confermato dal titolare dell’agenzia investigativa al quale Cagnoni si rivolge per fare estrapolare alcune registrazioni e per recuperarne altre cancellate sul suo cellulare (in quest’ultimo caso però il risultato non è positivo).

 

LA SEGRETARIA

Si passa alla testimonianza della segretaria dello studio di Matteo Cagnoni di via Cattaneo. Nel racconto di Giorgia Borghese si torna al 16 settembre 2016, il giorno in cui Giulia Ballestri venne uccisa. Nella tarda mattinata la signora riceve una telefonata dal dermatologo: non ha le chiavi e chiede se lei può andare ad aprirgli lo studio. Quello che si presenta alla segretaria è un Cagnoni “abbastanza agitato, con i capelli bagnati e scompigliati”, lui che “è sempre vestito bene, di tutto punto”.

Le dice che sua madre sta male e deve andare Firenze. Tanto che nella notte fra domenica 18 e lunedì 19 settembre (43 minuti dopo la mezzanotte) quando riceve da Cagnoni un messaggio sul telefono in cui le chiede di annullare tutti gli appuntamenti di lunedì perché è successa una tragedia, lei pensa subito che si riferisca alla madre. Solo la mattina del lunedì apprende dalla donna che va a fare le pulizie nello studio che è stato trovato un corpo senza vita nella villa abbandonata di via Padre Genocchi.

L’esame della teste si conclude con una domanda del Presidente della Corte, Corrado Schiaretti che facendo riferimento al filmato della registrazione delle telecamere proiettato nella seduta precedente chiede alla testimone se ha un’idea di cosa Cagnoni fosse andato a fare in studio. “Ho capito che è venuto a prendere qualcosa dalla cassaforte”, risponde lei, ma afferma di non sapere cosa.

 

L'AMICA DI CAGNONI

A seguire la testimonianza di Ilaria Papale. Conosce Matteo Cagnoni da tempo, in gioventù hanno anche avuto una storia importante. Adesso sono rimasti in buoni rapporti. “Ricordo – dice – che avevo percepito che c’era qualcosa che non andava, non era la persona che conoscevo da vent’anni”. Lo trova smagrito, preoccupato. Proprio per parlare di quello che non va avrebbero dovuto vedersi nella mattinata del 19 settembre. Il 16 settembre, siccome lei è molto preoccupata, essendosi liberata prima da un impegno di lavoro, gli manda nel primo pomeriggio un sms per proporgli di vedersi in giornata.

Lui le risponde due ore dopo dicendo che non è possibile. Nella notte del 18 settembre e il 19, a mezzanotte e 23 minuti, la testimone riceve un altro sms: Cagnoni annulla anche l’appuntamento del 19 perché è successo un guaio. Lei lo legge però solo la mattina dopo. Poi apprende la tragedia che la sconvolge al punto che per diverse settimane, per il dolore, non legge i giornali.

Circa un mese più tardi, mentre sta pagando ad una stazione di benzina, trova un quotidiano aperto su un articolo in cui si parla della vicenda e del messaggio sms inviato alla segretaria da Cagnoni prima che venisse ritrovato il cadavere di Giulia Ballestri. Da qui la sua decisione di rivolgersi alla Polizia.

La signora Papale non solo è una testimone della Pubblica Accusa ma lo è anche per la difesa dell’imputato. Il controinterrogatorio dell’avvocato Trombini oltre a chiarire alcuni punti è teso a mostrare l’altra faccia di Matteo Cagnoni, quella della persona “mai con atteggiamenti violenti”, ottimo padre, che con l’amica di lunga data parla soprattutto dei figli.

 

L’esame dei due investigatori privati, come si diceva, conferma quello che era già emerso in decine di testimonianze: Matteo Cagnoni aveva fatto seguire la moglie. L’incarico viene affidato all’agenzia investigativa l’11 giugno. I pedinamenti iniziano due giorni dopo, il 13. Su indicazione del marito Giulia viene seguita di sera.

I pedinamenti vengono sospesi il 27 giugno, quando la famiglia Cagnoni va in vacanza. Ma le prime due settimane si concludono con un nulla di fatto. Si riprende in agosto e sempre su indicazione di Cagnoni si cambia strategia: non più di sera ma di giorno, nei momenti in cui Giulia è libera dagli impegni familiari. È così che nella mattinata dell’11 agosto Giulia Ballestri viene vista entrare in un condominio di via Cilla dove c’è l’appartamento di Stefano Bezzi. Il 18 viene vista parlare sempre con Bezzi nei pressi di un canale, mentre sta pescando. Il lavoro con l’agenzia finisce il 15 settembre per volontà di Cagnoni.

 

LA GOVERNANTE

Piuttosto complicato a causa del suo italiano tutt’altro che fluente appare invece l’esame di Rosaria De Gusman, la governante filippina. Le domande del Pm vertono sempre sulla mattina del 16 settembre. Cagnoni rientra a casa dopo essere uscito con la moglie per portare i figli a scuola. Va a farsi la doccia nel bagno che condivide con Giulia: presumibilmente è già stato nella villa di via Padre Genocchi, teatro del massacro. La cameriera non vede tracce di sangue quando va a pulire il bagno e non ci sono segni di ferite sulle mani di Matteo Cagnoni che le chiede di preparare la sua valigia e quella dei bambini perché devono partire per Firenze. Non chiede dove sia Giulia e nel suo italiano stentatissimo racconta di avere capito che anche lei sarebbe andata con loro. Per lei, fra Giulia e Matteo non c’erano problemi: “Non li ho mai visti litigare”.

 

LO PSICOLOGO

Infine tocca allo psicologo Giovanni Tadolini. Prima di essere stato lo psicologo di Giulia, dice rispondendo ad una domanda del PM che gli chiede da quanto tempo conosce Matteo Cagnoni, è stato anche lo psicologo di quest’ultimo. Lo ha avuto in cura per circa un anno e mezzo, due anni, prima del matrimonio. Quando poi cominciano ad avere una collaborazione professionale il rapporto medico-paziente diventa più raro.

“Anche Giulia – precisa – l’ho conosciuta poco prima del matrimonio”. E anche Giulia diventa sua paziente. “Credo fosse stato Matteo a consigliarla. Ricordo che lei mi fece una richiesta esplicita, anche se spinta dal marito ci teneva a venire da me, ma io manifestai le mie perplessità a Matteo avendo avuto un rapporto con lui prima come paziente e poi come collega. Poi ho pensato che avrei potuto dare un appoggio, dei consigli. Giulia aveva molta angoscia riguardo la sua relazione. Notavo in lei un atteggiamento di passività molto marcato nei confronti della sua situazione matrimoniale, la sua incapacità di reagire. Matteo era molto condizionante e a Giulia questo pesava molto. Matteo diceva che era depressa, a me pareva più un quadro di passività che depressivo in senso stretto”.

“Giulia Ballestri prendeva degli psicofarmaci?”, domanda il PM Cristina D’Aniello.

“Sì nella sua vita ne ha presi. A volte glieli consigliava Matteo e talvolta anche il suo medico di base”. Il dottor Tadolini assicura di non avere mai rivelato il contenuto dei suoi colloqui con la paziente Giulia Ballestri al marito anche se quest’ultimo gli telefonava spesso perché appariva molto preoccupato per la separazione.

Lo psicologo suggerisce di ricorrere ad una terapia di coppia. Nello stesso tempo incoraggia Giulia a prendersi i suoi spazi. E dice di avere cercato di convincere Cagnoni che quella della separazione era l’unica strada da percorrere. “Ad un certo punto lo invitai a prendere in considerazione seriamente questa possibilità, a vedere la separazione non come un fallimento ma per un modo per ricostruire una prospettiva. All’inizio era molto angosciato, poi all’inizio dell’estate mi pareva che si fosse rasserenato”.

Il testimone comincia a definire la personalità di Cagnoni. Sì, dice rispondendo ad una domanda precisa sull’argomento che gli viene posta dall'avvocato Trombini nel corso del controinterrogatorio, Cagnoni ha avuto episodi di attacchi di panico “con depersonalizzazione momentanea, con la sensazione di non riuscire più a stare lì, a capire cosa stava succedendo”.

Poi l’attenzione si sposta ancora su Giulia. Lei aveva già espresso allo psicologo alcune perplessità sul carattere di Matteo già prima del matrimonio. Il dottor Tadolini in uno degli ultimi incontri le aveva ricordato questa circostanza, lei aveva risposto che aveva paura di perderlo. “Giulia – racconta – definiva il periodo precedente all’incontro con Matteo un periodo confuso”, l'incontro con Matteo le fa prendere una direzione." Del resto, afferma il professionista, “il carattere di Matteo ha molti aspetti”, anche positivi, lascia intendere. "Ha avuto buoni amici", “sapeva farsi voler bene”, chiosa l’avvocato Trombini.

L’udienza termina poco dopo le 18. Il processo riprenderà venerdì 15 dicembre.

Il PM chiamerà a testimoniare dodici persone: la "tata" di Giulia, Emilia Valmaggi, la madre Rossana Marangoni, alcuni tecnici del Gabinetto della Polizia Scientifica di Bologna e investigatori della Questura di Ravenna.

 

A cura di Ro. Em.

 

 

 



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