A sinistra qualcosa di sinistra: da Ravenna una spinta verso la Lista Unitaria Nazionale

Domenica 26 Novembre 2017
L'affollata assemblea del Cube

Trecento persone all'Hotel Cube con Art. 1 MDP, SI e Possibile - Clima sereno e tanta voglia di lasciarsi alle spalle le divisioni del passato per costruire una nuova forza politica - Mancavano alcuni interlocutori

Questa mattina – domenica 26 novembre – all’Hotel Cube di Ravenna si è ascoltato un brano di musica nuova nella politica ravennate. D’altra parte, il titolo scelto dall’Assemblea provinciale di Art. 1 MDP, Sinistra Italiana e Possibile era “Cambiamo Musica” per la sinistra unita. Non la solita cacofonia della sinistra alla quale siamo abituati, una sinistra divisa in tanti rivoli e personalismi e incapace di suonare insieme le stesse note, in buona armonia. Gli orchestrali – pur provenendo da formazioni diverse – stavolta hanno suonato insieme e sullo stesso spartito. Ed è saltata fuori una specie di sinfonia. 

 

Sinfonia d’Autunno, per il momento. Visto che è il 26 novembre e fuori soffia il vento e infuria la bufera. Ma una Sinfonia che, prova d’orchestra dopo prova d’orchestra, potrebbe diventare anche delle Quattro Stagioni. Primo traguardo la primavera con le elezioni politiche del 2018. Ma l’orizzonte è lontano, molto più lontano. Vogliono durare nel tempo e andare avanti le donne e gli uomini di sinistra convenuti all’Hotel Cube di Ravenna. Sono ambiziosi. Sono tanti. Sono più di 300. Alla fine circa 280 hanno votato per decidere i 10 delegati e i 2 supplenti che rappresenteranno Ravenna all’Assemblea Nazionale per la Lista Unitaria della Sinistra che si terrà il 3 dicembre a Roma.

 

Ha detto il giovane Domenico Esposito (nella foto) ex segretario della Sinistra Giovanile, ora in Art. 1 MDP e nel Movimento Giovanile della Sinistra, soggetto già unitario: “Il nostro obiettivo non è portare via voti al Pd, ma riportare a votare milioni di persone e di giovani che non votano più. Il nostro obiettivo non è solo prendere una certa quota di voti alle prossime elezioni, ma è costruire un’alternativa credibile di governo per ridare speranza a questo paese. Dobbiamo guardare oltre, al futuro.”

E queste parole riassumono bene il senso e lo spirito dell'assemblea che si è tenuta al Cube, in cui sono emersi almeno quattro elementi di fondo.

 

Il primo: basta recriminazioni sul passato, sulle scelte sbagliate che ciascuno singolarmente o in gruppo ha fatto, sull’io l’avevo detto, su chi ha fatto cosa e chi no, su chi ha votato il Jobs Act e chi no. E così via. Bisogna guardare avanti senza più far volare gli stracci nella famiglia della sinistra, facendo prevalere invece le ragioni dello stare insieme e dell’unità, per essere un punto di riferimento credibile e utile per milioni di italiani. Uscendo, a un militante di Sinistra Italiana chiediamo se hanno fatto uno sforzo particolare per non rinfacciarsi gli uni e gli altri le scelte diverse del passato e lui ci risponde: “Mo anche basta!”. Già, la consapevolezza comune nei trecento di oggi è che di recriminazioni sul passato si muore e che ora è tempo di guardare avanti.

 

 

Il secondo: basta parlare ossessivamente di Renzi e del Pd. Questa Lista o Soggetto Unitario di Sinistra che si va costruendo - dicono - lo si costruisce certo in alternativa al Pd di Renzi, ma senza l’ossessione del convitato di pietra. Con l’ambizione invece di ricostruire una cultura, un pensiero, una politica di governo autonoma, nuova, diversa e alternativa sia a chi ha governato in questi anni, quindi al Pd, giudicato moderato o di destra, sia alla destra destra, quella di Salvini e Berlusconi. Rispetto ad altre assemblee – a differenza anche di quella dell’Almagià con Pisapia, per esempio - in effetti oggi non si percepiva al Cube la presenza di un convitato di pietra. Non aleggiava il fantasma di Renzi. Si respirava un’aria più pulita e limpida, meno avvelenata dalle solite giaculatorie contro le malefatte di Renzi e del renzismo. Si è parlato più "per" piuttosto che "contro". Dell’ex Presidente del Consiglio si è parlato poco e pacatamente. È chiaro ormai a tutti i presenti che con lui non c’è possibilità di accordo e che loro debbono guardare oltre. A milioni di italiani che cercano un nuovo punto di riferimento a sinistra e di sinistra. Anche a chi ha votato M5S o a chi continua a votare Pd perché non ha ancora avuto il coraggio di fare il salto del fosso, ma ci sta pensando.

 

E questo pensiero lo ha espresso bene il giovane Sindaco di Brisighella Davide Missiroli (nella foto in basso, a sinistra) un cattolico, civico, democratico, di sinistra, eletto in quota Pd. Lui il salto – o se preferite, lo strappo – lo ha fatto. Sale sul palco e dice: “Molti restano chiusi nella vecchia casa per paura del nuovo. A noi che stiamo cercando di costruire il nuovo fanno il processo e dicono che siamo mossi solo da ragioni di acredine personale e di potere. No, non è così, il nostro è un atto di generosità. Il nostro obiettivo non è prendere un po’ di voti e qualche parlamentare alle prossime elezioni, noi guardiamo più lontano, vogliamo costruire una nuova casa che sia riferimento per milioni di italiani che non hanno più nessuno che li rappresenta.

E poi chiede scusa Missiroli, aggiunge: “Vi chiedo scusa, perché io ero lì e ho accettato che si facessero certe cose, non ho combattuto abbastanza perché non accadessero, ho lasciato fare e mi sono lasciato trasportare dalla maggioranza, dicendo prima o poi passerà. No. Non passa. Quel partito non si può più cambiare da dentro.”

Per questo ora è anche lui qui all’assemblea. Il suo giudizio è netto: il Pd è irriformabile. E allora via, insieme ad altri, per costruire qualcosa d'altro.

 

 

Il terzo elemento: i presenti si rimettono in cammino con la consapevolezza che questa è come un’ultima chiamata o, se volete, l’ultima spiaggia. Sanno di avere commesso tanti errori. E sanno di avere deluso non una ma tante volte gli italiani. Quei milioni di italiani di sinistra che non votano più. Sanno che non è facile farsi capire ora, ma devono mettercela tutta perchè non ci sarà una prova d’appello. Lo dicono un po’ tutti e lo dice bene Ilaria Visani di Art. 1 MDP consigliere comunale a Faenza: “Molta gente è rimasta scottata. Se si scotta ancora, se facciamo in modo che si scotti di nuovo con noi, non ci sarà un’altra possibilità. Perciò gambe in spalla e pedalare.

 

Il quarto elemento è quello strategico di costruire una sinistra seria e credibile, che si vuole misurare con i problemi concreti e con la sfida del governo del Paese: “Perché noi vogliamo prendere il potere. – dice l’on. Giovanni Paglia di SIE lo vogliamo prendere perché vogliamo governare questo paese e lo vogliamo cambiare profondamente, perché così non va. L’Italia è un paese impoverito, ingiusto, arrabbiato, diviso.”

Paglia cita poi una delle ormai classiche metafore di Bersani quella della gente che si è persa nel bosco. “Ecco facciamo in modo che quel bosco diventi la foresta di Sherwood. Un luogo dove si combatte per diritti, lavoro, giustizia. Ma poi facciamo uscire la gente che si è persa nel bosco, organizziamola e facciamo in modo che possa prendere il potere per governare a cambiare l'Italia, appunto."

Sul palco si alternano gli interventi. Fra gli altri molto applaudito quello di Andrea Maestri leader di Possibile e poi Federica Degli Esposti, Alessandra GovoniIgnazio Belfiore e Luigi Iorio, del giovane Luigi Tripoli e del candidato Sindaco de L’altra Faenza Edward Necki che è della partita. Diversa invece la scelta di Ravenna in Comune. A ricordare che manca qualcuno ecco proprio Alessandro Perini, che ammonisce tutti: “Bene questa assemblea, ma non dimentichiamoci di parlare a quei milioni di italiani che il 4 dicembre hanno votato no al referendum sulla Costituzione e ci hanno permesso di vincere e di difendere la nostra Costituzione. Facciamo ponti verso i comitati e le persone che si sono battuti in quel referendum accanto a noi e che non sono qui.”

 

IL PROGRAMMA

Nel corso del dibattito sono stati snocciolati tutti i possibili capitoli di un programma comune della sinistra e della Lista Unitaria. Elenchiamo le parole echeggiate con più forza e insistenza questa mattina. I titoli del programma. Costituzione. Democrazia. Diritti. Lavoro. No al precariato. Giovani. Donne. Parità. No alla violenza sulle donne. Salute. Ambiente. Basta consumo del suolo. Immigrazione. Accoglienza. Integrazione. Ius Soli. Scuola. Laicità. Fisco progressivo. Welfare universale. Giustizia sociale. Matrimonio egualitario. E poi tante volte è stata evocata la parola insieme.

 

QUELLI CHE NON C'ERANO

C’erano quelli di Articolo 1 MDP: c'erano tutti, da Carlo Boattini a Miro Fiammenghi, da Gabriele Albonetti a Federica degli Esposti, da Roberto Zoffoli a Ilaria Visani a invece Vasco Errani. C’erano quelli di Sinistra Italiana, da Giovanni Paglia a Bettina Chiadini ad Alessandra Govoni. C’erano quelli di Possibile da Andrea Maestri a Andrea Leggieri. C’era Edward Necki dell’Altra Faenza. Si è fatto vedere Massimo Manzoli di Ravenna in Comune. Mancavano molti referendari ravennati, come Paola Patuelli. E non c’era Sinistra per Ravenna. Non sono venuti nemmeno ad ascoltare. Distanti. Non si sa quanto lontani. Alle prese, questi ultimi, con il percorso piuttosto tortuoso e a tratti sconnesso che sta seguendo Pisapia nel suo tentativo di allearsi con il Pd e di ricostruire il centro sinistra. Quel centro sinistra che qua all’Hotel Cube è stato dato per morto.

E in questo giudizio si misura tutta la distanza fra questa assemblea di oggi e un altro pezzo di sinistra che non si rassegna all’idea che il PD sia perduto per la causa della sinistra, anche per sbarrare il passo alle destre e al M5S. Naturalmente stamane non c'era nessuno del PD. Se all'Almagià c'era perfino il Sindaco de Pascale ad ascoltare Errani, Bersani e Pisapia, qua la dirigenza dei democratici si è tenuta alla larga.

 

CHI VA A ROMA

Alla fine l’Assemblea del Cube ha votato a grandissima maggioranza, con soli tre voti contrari, se non andiamo errati, di mandare come delegati all’assemblea del 3 dicembre 10 rappresentanti effettivi e due supplenti, con parità di genere fra uomini e donne. Eccoli i designati:

  • Andrea Leggieri
  • Bettina Chiadini
  • Domenico Esposito
  • Edward Necki
  • Federica Degli Esposti
  • Francesca Vendemiati
  • Gianandrea Baroncini
  • Gilberto Minguzzi
  • Mariella Mantonani
  • Maura Masotti
  • Alessandra Govoni (supplente)
  • Luigi Tripoli (supplente)

 

A cura di P. G. C. 



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