In scena al Teatro di Russi "Play Strindberg": dissacrante rilettura di Friedrich Dürrenmatt

Lunedì 20 Novembre 2017 - Russi
"Play Strindberg" del regista Franco Però

Lunedì 20 novembre alle ore 20.45

La stagione teatrale 2017/2018 di Russi dedicata alla prosa propone lunedì 20 novembre alle ore 20.45, "Play Strindberg", dissacrante e paradossale rilettura di Friedrich Dürrenmatt dell’opera strindberghiana, portata in scena dal regista Franco Però con Maria Paiato, Franco Castellano e Maurizio Donadoni


Nel 1969 per il Teatro di Basilea, Friedrich Dürrenmatt decise di affrontare il testo di August Strindberg "La Danza macabra", riconoscendone la potenza drammaturgica, ma criticandone le traduzioni e gli adattamenti esistenti.

In "La Danza macabra", scritto nel 1900, l’autore offre una piéce fortemente focalizzata sul tema della famiglia di cui propone un’immagina popolata da personaggi tormentati e insoddisfatti fino al tragico epilogo di una lotta omicida. Un’analisi psicologica e sociale del matrimonio borghese figlia del suo tempo, quella di Strindberg, che Dürrenmatt coglie attraverso il filtro della propria dissacrante cifra stilistica.

Innanzitutto ne disgrega il titolo, riportandolo al suo autore originale, e sviscera il testo come anche la scena: non ci sono più comparse, ma i tre personaggi principali della piéce, Edgar (capitano dell’esercito), Alice (sua moglie ex attrice) e Kurt (suo cugino), sono soli sulla scena. Con uno sguardo oggettivo e distaccato, Dürrenmatt guarda alla relazione tra i personaggi e li colloca all’interno di un ring di pugilato entro si susseguono le undici scene alternate dal suono del gong, mentre i tre si scambiano battute dissacranti, con un sarcasmo che fa scivolare il tragico nel comico, con battute che ricordano i colpi della lotta.

Allo sguardo di Strindberg si sostituisce, sessantanove anni dopo, quello paradossale, caustico e beffardo di Dürrenmatt: la critica agli schemi sociali legati alle dinamiche di coppia viene sovvertita in un futuro senza speranza, nella totale assenza di riscatto dei personaggi e, più prosaicamente, del tema famigliare.

Sfruttando la libertà del testo e cogliendone la potenziale rilettura secondo la propria attualità, l’autore svizzero-tedesco, figura chiave del Novecento letterario e teatrale, offrì al pubblico di Basilea una piéce dai contorni crudeli e drammatici, in un clima di divergenze, fallimenti e aggressività fino al parossismo.

Il risultato va ben oltre l’interpretazione del testo originale, è piuttosto, nelle parole del traduttore Luciano Codignola, "un’opera drammatica unitaria, serrata, densa, coerente sul piano stilistico, perfettamente sviluppata come costruzione e di una modernità stupefacente. Al regista e agli interpreti Dürrenmatt ha fornito un pezzo di bravura, una struttura aperta dove possa esercitarsi il virtuosismo degli interpreti (...) Da questo testo, apparentemente così scarno, si può trarre uno spettacolo da togliere il fiato, qualcosa che in questi ultimi tempi s’era avuta solo con Chi ha paura di Virginia Woolf".

La regia di Franco Però e le interpretazioni di Maria Paiato (Alice), Franco Castellano (Edgar) e Maurizio Donadoni (Kurt) offrono una visione del testo che ne restituisce in maniera assai puntuale il carattere siderale e dissacratorio: l’odio reciproco tra i personaggi, l’incomunicabilità dei loro dialoghi e dei loro scambi, la natura violenta dell’essere umano che non riesce a salvare neppure la relazione matrimoniale da un conflitto senza fine e senza vincitori.

Play Strindberg è una coproduzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti, Mittelfest 2016

"Dürrenmatt si prende gioco di noi, della nostra vita famigliare, con tutte le armi che gli sono proprie, il sarcasmo, l’ironia che trascolora nel grottesco, il gusto del comico, ma anche la violenza del linguaggio e lo fa prendendo uno dei più formidabili testi di Strindberg, Danza macabra e riscrivendolo da quel grande costruttore di storie teatrali qual’è.
Prende i tre protagonisti – il capitano, la moglie e il cugino/amante che ritorna – e li posiziona sotto le luci glaciali di un ring; seziona il testo strindberghiano e ne tira fuori undici round, intervallati dai gong – proprio come un incontro di boxe o di lotta – con la sola differenza che i combattenti sono tre.
Tutta l’essenza del testo originale rimane, ma Dürrenmatt ne esalta l’attualità, asciugando fin dove è possibile il linguaggio – già di per sé scarno – come in un continuo corpo a corpo, che solo il gong ferma per qualche istante, dando ai contendenti il tempo di un riposo per riprendere fiato e agli spettatori l’attimo di riflessione su quanto, nel round precedente, hanno visto.
Sono immagini veloci come flash di una lotta famigliare in cui arriva all’improvviso il desiderato – da entrambi i coniugi – “straniero”, che veste i panni del cugino e rimette in gioco rapporti e conflittualità.
Il riso e il pugno allo stomaco, il sorriso e l’amarezza si alternano continuamente su questo palcoscenico-ring, riportando davanti agli occhi dello spettatore gli angoli più nascosti di quel nucleo, amato od odiato, fondamentale – almeno fino ad oggi... – delle nostre società: la famiglia".

Franco Però


Per informazioni relative a spettacoli, abbonamenti e servizi di biglietteria: tutti i giorni feriali dalle 10:00 alle 12:00 a teatro

 

Info e dettagli su www.comune.russi.ra.it e www.ater.emr.it facebook.com/ Teatro Comunale Russi

 



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