LA POSTA DEI LETTORI / Ius soli: il corto circuito della comunicazione

Giovedì 28 Settembre 2017 - Lugo

Ammonivano i Latini: nomina sunt consequentia rerum, ossia i nomi sono conseguenti alle cose. Viceversa, chiamare le cose con il nome sbagliato può portare a disastri o a corti circuiti dell’informazione. È quello che sta avvenendo con lo ius soli, che non è il diritto automatico alla cittadinanza, legata al suolo, come negli Usa. È una specie di cittadinanza a punti legata ad alcuni parametri essenziali, tra cui, per i minori la permanenza legale in Italia da almeno cinque anni dei genitori e, maxime, la conoscenza della lingua italiana o un percorso scolastico riconosciuto. 

Riguarda anche chi non è nato, ma è solo residente da tempo in Italia e conosca la nostra lingua, a dimostrazione di come il suolo non sia decisivo. Insomma, una sorta di sanatoria già adottata in molti paesi europei. Alla Camera il progetto era già passato indenne, ma al Senato, evidentemente dopo lo stillicidio degli sbarchi in periodo preelettorale, no. Post hoc, propter hoc… Sarebbe stato corretto definirlo da subito, rimanendo al latinorum, ius culturae o ius linguae. Lo si sta facendo solo ora.

 

Angelo Ravaglia - Lugo di Romagna 



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